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15 novembre 2006

FRAMMENTI DI UN'ALTRA ME

É successo ieri un'altra volta, io stanchissima di braccialetti e di chiacchiere [...] ieri notte è accaduto di nuovo, sentirla e l'odio.
A volte so che ha freddo, che soffre, che la battono. Posso solo odiarla tanto, aborrire le mani che la gettano a terra e anche lei, lei ancor di più perchè la battono, perchè sono io e la battono. [...] Non è che senta qualcosa. So solamente che è così. [...] E resisto bene perchè sono sola tra queste persone senza senso, e non ne sono tanto disperata. [...] É peggio, quando vengo a sapere qualcosa di nuovo su di lei e intanto sto ballando con Luis María e lo bacio o solamente sono accanto a lui. Perché io, quella lontana, non è amata. [...] E allora devo dire a Luis Maria che non mi sento bene, forse l'umidità, l'umidità di quella neve che non sento e che mi sta entrando nelle scarpe.[...] Qualche volta è tenerezza, un'improvvisa e necessaria tenerezza per quella che non è regina e vaga non so dove. [...]Andare a cercarmi. Dire a Luis María "Sposiamoci e portami a Budapest, su un ponte dove c'è neve e qualcuno". E dico: e se ci sono? (Perché penso tutto con il segreto vantaggio di non volerlo credere fino in fondo. E se ci sono?) [...]
Alina Reyes de Aráoz e suo marito arrivarono a Budapest il 6 aprile e alloggiarono al Ritz. Questo due mesi prima del loro divorzio. [...] (Alina) arrivò al ponte [...] e all'improvviso un desiderio di tornare indietro, di tornare alla città conosciuta. Al centro del ponte desolata la donna cenciosa dai capelli neri e flosci aspettava con qualcosa di fisso e di avido sulla faccia obliqua, nella contrazione delle mani che pure già si tendevano. [...] (Alina) tese a sua volta le mani, rifiutandosi di pensare e la donna del ponte si strinse contro il suo petto ed entrambe si abbracciarono rigide e mute sul ponte, con il fiume sbriciolato contro i pilastri.[...] Stringeva la donna magrissima, sentendola intera e assoluta dentro il suo abbraccio, con un crescendo di felicità simile a un inno, a un liberarsi di colombe, al canto del fiume. Chiuse gli occhi nella fusione totale. […] Le parve che una delle due dolcemente piangesse. Doveva essere lei perché sentì le guance bagnate, e lo zigomo dolerle come se vi avesse ricevuto un colpo. Anche il collo, e all’improvviso le spalle, incurvate da innumerevoli fatiche. Quando aprì gli occhi (forse gridava già) vide che si erano separate. Adesso si, gridò. Di freddo, perché la neve le stava entrando nelle scarpe rotte, perché in direzione della piazza Alina Reyes si stava allontanando graziosissima nel suo tailleur grigio, i capelli leggermente sciolti al vento, senza voltarsi e andandosene.

 

Lontana – (Bestiario) Julio Cortázar


 




permalink | inviato da il 15/11/2006 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa
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